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Servizi e terapia
Balbuzie e Cluttering
Logopedia e trattamento di disfluenze e disturbi del linguaggio
Puoi rivolgerti a:
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Medico Chirurgo
Dott.ssa Patrizia Peluso

Dott.ssa Anna Trucco
Logopedista
LA BALBUZIE
Per conoscere e studiare la balbuzie, la ricerca scientifica ha tentato di definirla tramite diverse classificazioni.
Queste definizioni sono fondamentali per aiutare le persone che balbettano (PWS - People Who Stutter), i clinici e altre figure a individuare sia gli elementi più udibili o visibili nel parlato, sia quelli più nascosti, quali emozioni, pensieri, stigma e impatto sulla qualità di vita. Nonostante ciò, le definizioni della balbuzie continuano ad aggiornarsi nel corso degli anni e continueranno a farlo, parallelamente ai progressi nella ricerca.

Secondo l’”Organizzazione Mondiale della Sanità” (OMS) la balbuzie è una variazione del ritmo della parola. La persona che balbetta (PWS) sa perfettamente cosa vuole dire, ma la parola viene interrotta involontariamente da episodi di “disfluenza” quali:
- Ripetizioni (“pa-pa-palla);
- Prolungamenti (“sssssole”, “taaaavolo”);
- Blocchi, sonori o silenziosi (W.H.O.; 1977)
Questi tipi di disfluenze sono tipiche della balbuzie (SLD - Stuttering-Like Disfluencies), e si distinguono dalle disfluenze comuni (OD - Other Disfluencies), che si trovano anche nel parlato di chi non balbetta.
Il “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentale” (DSM-5), oltre agli aspetti già elencati precedentemente, precisa le diverse tipologie di manifestazioni, l’età in cui solitamente compare la balbuzie e l’assenza di correlazione con altri deficit senso-motori o neurologici.
Viene inoltre considerato l’impatto emotivo, come “l’ansia nel parlare” e le “limitazioni dell’efficacia della comunicazione” (American Psychiatric Association, 2013).
Oltre alle disfluenze più visibili all’interlocutore, detti “comportamenti primari” (come ripetizione, prolungamenti e blocchi), possono comparire dei “comportamenti secondari” che vengono appresi e automatizzati, in risposta alle esperienze vissute e alle reazioni dell’ambiente circostante.
I comportamenti secondari possono essere di “attacco” (es. tensione muscolare di varie parti del corpo) o di “fuga” (es. evitamento di determinate parole, contesti o situazioni comunicative).

Infine, chi balbetta può talvolta dover affrontare pregiudizi e stigma da parte dell’ambiente comunicativo circostante, ma anche stigma interiorizzato, pensieri negativi, sensi di colpa e ansia.
Tutto ciò, può influenzare la qualità di vita, la voglia di comunicare con le persone e la partecipazioni alle attività sociali, anche a scuola, dove parlare può diventare una fonte di stress e limitare le possibilità di apprendimento.
IL CLUTTERING
Il cluttering è meno noto rispetto alla balbuzie ed è stato riconosciuto solo di recente nella comunità scientifica.
A volte viene confuso con la balbuzie, ma presenta caratteristiche nettamente diverse.
Una persona con cluttering (PWC) viene riconosciuta per un parlato confusionario, spesso difficile da capire e con una velocità rapida o irregolare (Yvonne Van Zaalen, 2009).
Secondo la definizione di riferimento per i ricercatori (Lowest Common Denominator definition – LCD) il cluttering è caratterizzato dalla percezione di un d’eloquio eccessivamente rapido e/o irregolare in associazione a uno o più dei seguenti:
- Frequenti disfluenze comuni (OD), come interiezioni (em, uh), revisioni, ripetizioni di parole o di frasi;
- Fusione (veramente → veamente) o omissione di sillabe (televisione → tevisione);
- Anomalie nelle pause, nel ritmo e negli accenti del parlato;
(St. Louis and Schulte, 2011).

Esistono due tipi principali di cluttering:
-
Sintattico: difficoltà grammaticali e lessicali quando si parla velocemente;
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Fonologico: difficoltà a pronunciare correttamente i suoni delle parole a velocità elevata (Yvonne Van Zaalen, 2009).
Come nella balbuzie, anche il cluttering può influenzare non solo il linguaggio ma anche aspetti personali, sociali e dell’ambiente che circonda il soggetto. Le persone con cluttering spesso sono meno consapevoli del modo in cui parlano, ma i familiari o amici possono segnalare problemi di comprensione del parlato che inevitabilmente portano a frustrazione, rabbia e atteggiamenti negativi verso la comunicazione.






